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19 aprile

La galera sognata

Dalla batosta alle regionali si vede Giuliano Ferrara che cinguetta, mansueto come non mai, sulla "fine del berlusconismo", dicendo a destra e a manca che, sì, lui consiglia al pluriindagato di mettersi il cuore in pace, che lui il suo compito storico lo ha abbondantemente svolto, che pensi pure ad un buen retiro, che ormai il paese non è più quello di diec'anni fa, dove chi stava all'opposizione, secondo Ferrara, rischiava di finire in galera. Lo ripete spesso: diec'anni fa c'era la galera, ora no!

La galera, in verità, c'è ancora. Solo che nel frattempo Berlusconi ha avuto tempo di farsi scrivere leggi che gli agevolassero la prescrizione. Non si ha notizia di nessun altro che rischiasse la galera, e soprattutto di nessuno che la rischiasse ingiustamente, non più del tasso fisiologico di errori giudiziari, che sono sempre una tragedia, e che questo governo non ha fatto nulla per ridurre.

La strategia del Ferrara è quella di far passare la parabola personale di Berlusconi per un evento storico, che ha salvato il paese da una deriva giudiziaria, e non per quel che è: il disperato tentativo di un uomo, vistosi sottrarre per un caso della storia - l'abolizione dell'immunità parlamentare - i referenti politici che lo avevano fin lì garantito, di non finire in galera per reati che era ben consapevole di aver commesso. Ovviamente "uomo" sta per "azienda e amici", in questo caso.

Ferrara dimentica anche che negli Stati Uniti, paese che adora e per cui ha fatto la spia per alcuni anni, stando a libro paga della CIA (non è una battuta), per un falso in bilancio si va in galera. Qui si diventa presidenti del consiglio. E magari si pretende pure di passare alla storia per salvatori della patria. Bizzarrie mediterranee. ¤

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09 aprile

Una previsione facile-facile...

Come volevasi dimostrare. L'uscita a Ballarò di B. ha fatto in modo che da quel momento in poi i discorsi sulla vittoria del centrosinistra venissero completamente oscurati. Ieri sul Corriere una decina di pagine sui funerali del Papa, 4 sulla discussione interna alla maggioranza, e 2 sole dedicate a Prodi e soci.

E non ci è voluto niente: un paio di apparizioni in tv di Fini e del suo padrone, poi tutti i giornalisti, televisivi e non, hanno capito da soli quello che bisognava fare... Agenda-setting, con gentile compiacenza degli impiegati che si occupano dell'informazione. Come previsto. E la sinistra è contenta? Chi si contenta gode. ¤

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06 aprile

Caso Sofri: si muovono le diplomazie

La Sofri-novela continua, anche se con tempi di reazione dell'ordine del mese e mezzo. Il Nostro ha risposto alla mia risposta (nei commenti di questo post), io ho risposto al suo commento, e se tutto va bene per luglio avremo la prossima puntata. Nel frattempo, pare che anche il Capo dello Stato si sia interessato all'annoso caso, e abbia dichiarato che consulterà i suoi consulenti (che appalteranno la consulenza ad una ditta esterna) per capire se ha i poteri per venirne a capo.

Dati i tempi di reazione dell'Azeglione, invece, ci possiamo aspettare una qualche risposta per la prossima legislatura. Ma questa è un'altra storia. Buon divertimento. ¤

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Il coraggio del pubblicitario

Per quale motivo Berlusconi è andato in TV a confrontarsi con degli avversari, proprio a Ballarò (parte avversa) e proprio all'indomani di una sconfitta? Dopotutto per anni ha evitato accuratamente di confrontarsi con gli avversari nel timore di legittimarli.

Diverse ipotesi:

  1. Ha perso il diritto di legittimare gli avversari: hanno vinto loro, stavolta; e lui ha perso. Ritenere di poter legittimare un avversario è una presunzione del vincente, e diventa patetica se appartiene al perdente.
  2. Da buon pubblicitario, Berlusconi ha voluto togliere spazio alla mera celebrazione della vittoria degli avversari. Non tanto per il dibattito tv in quanto tale, dove le presenze erano bilanciate. Ma per il fatto che, dati i precedenti, andare in tv avrebbe significato sorprendere enormemente l'opinione pubblica, come di fatto è avvenuto. In questo modo gli è stato possibile spostare il discorso dalla propria sconfitta (o dalla vittoria altrui) al clamore del proprio gesto, percepito come insolitamente coraggioso.

In pubblicità si chiama agenda-setting: la capacità non tanto di influenzare l'opinione su un argomento, ma di decidere di quale argomento tutti devono parlare. Il che è naturalmente molto importante quando si vogliono minimizzare alcuni fatti.

L'uso della strategia di agenda-setting Berlusconi (e il suo staff di esperti, naturalmente) l'ha sempre fatto in maniera abile e scientifica, anche semplicemente uscendosene con dichiarazioni bizzarre e imbarazzanti in momenti topici dello scontro politico. Se uno nella sua posizione dice qualche stranezza clamorosa, si parla di quello, e molto meno di eventi più tecnici, grigi e noiosi - ma magari gravi - che contemporaneamente si stanno svolgendo altrove, per esempio in parlamento... ¤

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