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14 marzo

I blog sono fighetti?

Ih ih ih... Oggi è giornata grassa. Scopro da Come si fa un blog dell'ottimo Sergio che Gianluca Nicoletti ha iniziato a sparare bordate sui blog (qui in versione pdf). Ecco cosa dice il golemiano Nicoletti, già responsabile del (pretenzioso e aziendalista, specie all'inizio) progetto Smart Web per la Rai:

La blogosfera italiana si è costruita come un universo piramidale non scalfibile ed elitario. Altro che libertà espressiva e letteratura spontanea. A dettar legge sono qualche decina di fighetti, alcuni ben supportati e vellicati da amici con addentellati old mediatici

Nicoletti ha centrato uno dei problemi. La blogosfera è davvero una cerchia chiusa, dove contano solo pochi, e tutti scodinzolano un po' intorno, come dimostra anche quest'analisi (del tutto neutrale, visto il metodo usato) fatta da Casaleggio Associati (bisogna registrarsi per scaricare l'interessante pdf). Ed è davvero una cerchia di fighetti. Ad ogni modo il fenomeno ha portate altre, ma il problema esiste.

Peccato che dal canto suo Nicoletti fantastichi sui media in un modo altrettanto elitario e modaiolo. Almeno come dirigente, a giudicare il succitato Smartweb. E come scrittore/parlatore, ami gli eloqui vagamente ghezziani farciti di un linguaggio molto spesso autoreferenziale. Giurerei che ha studiato da semiologo, insomma, anche se in verità non lo so. Peccato, perché cose da dire ne avrebbe. Ma in Italia è di moda l'intellettuale che parla distante, con un linguaggio che capisce solo la cerchia che ha studiato le stesse cose. Così gli altri guardano e ascoltano ammirati. Problema vecchio, che alberga nelle università e anche nei giornali, ma pure nei salotti, nelle aziende... Ognuno con il suo bravo gergo ad uso degli adepti. La blogosfera, da questo punto di vista, non fa che replicare questi meccanismi autoreferenziali, da cerchia chiusa, solo con un linguaggio meno alto, ma ugualmente ristretto alla propria cerchia, dove vengono eletti divi e dove è molto difficile entrare.

Attenzione però che questi meccanismi mica sono indotti: sono meccanismi di gruppo spontanei piuttosto tipici, rinforzati poi dalle nostre abitudini culturali. Sarebbe interessante confrontare la situazione delle blogosfere internazionali. Quello di cui mi rammarico di più è un modo di parlare comunque chiuso, gergale, con un sacco di allusioni e ammiccamenti, con un sacco di steccati del tipo "se non ne sai, schiatta, noi qua ci capiamo al volo anche senza spiegare nulla". ¤

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Una lunga domenica di passioni

Lunga, è lunga. La prima critica Jeunet se la fa da solo. Per il resto, è un film che conferma pregi e limiti del suo modo di fare cinema. Estremamente attento, fino alla compulsione, alla parte decorativa e ai movimenti di macchina roboanti. Tutti i suoi film sono composti di molte sottostorie che sembrano il vero motivo per cui racconta, tanto che la principale spesso si perde per strada e le ciambelle raramente riescono con il buco. Questa è meglio di Amelìè, ma siamo sempre nell'ozioso compiacimento delle proprie capacità e della propria natura di onniscente osservatore delle vicende umane.

Se fosse più autentico, questo modo di raccontare ricorderebbe un certo Sclavi, nei migliori dei suoi Dylan Dog, ma non c'è un decimo della pietas che c'è nell'indagatore dell'incubo. I sentimenti sono un po' stereotipati come i personaggi. E alla ventesima dolly dall'alto per passare da un campo lungo all'improvviso ravvicinato in primo piano, che fa tanto profondità di campo (ma Sergio Leone era un'altra cosa) ci si stufa anche di questo manierismo registico. Usato peraltro come una sintassi ridondante, come un "Tuttavia" o un "Nel frattempo" per iniziare i paragrafi in una brutta prosa (tipo quelle che scrivo io ogni tanto, per capirci).

Ma ovviamente il talento c'è, è acclarato e a tratti abbagliante, solo che dovrebbe mettersi al servizio di una narrazione asciutta, e smettere di voler stupire ad ogni costo. Ma pare facile... ¤

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03 marzo

Libertà di sbertucciamento

Il Riformista critica Marco Travaglio per aver detto, in una rubrica tagliente sull'Unità, che la bertinottiana Ritanna Armeni, che co-conduce con Ferrara Otto e mezzo su La 7, in realtà non fa altro che stare accucciata sulle ginocchia del capo a tenere ferma la vittima di turno mentre lui la mena. Insomma, che non fa nulla per contrastare lo strapotere aggressivo del conduttore verso gli ospiti. L'uscita viene giudicata inelegante e maschilista, anche se chi ha visto la puntata dedicata al cambio di direzione all'Unità, non potrà non concordare: i pareri, anche quelli di sinistra, erano a senso unico, e l'Unità viene giudicato addirittura estraneo alla tradizione della sinistra (nessuno leggeva Cuore, quindic'anni fa).

Comunque, coerente con la sua difesa del bon ton, il Riformista in un articolo di ieri ha fatto una pesante illazione su Antonella Clerici, dicendo che a Sanremo è arrivato Tyson, e che quindi lei finalmente cucca.

Me cojoni, come dice il francesista che mi vende il salame giù all'angolo. La Clerici non c'è andata per il sottile e ha querelato il Riformista per eccesso di bon ton. ¤

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Caccia al colombo

Come da tempo non sospetto avevo preventivato, la caccia al Colombo Furio si è finalmente conclusa. Dal 15 marzo cessa di firmare l'Unità, perché, udite udite, troppo duro con Berlusconi. Caspita, che opposizione compìta. Ragazzi, alle prossime elezioni ci aspetta davvero un bel testa o croce. ¤

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Hi-Tech (1)

una striscia di cui è complicato fare l'equivalente testuale... scrivetemi e ve la descrivo volentieri, davvero ¤

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