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03 febbraio

(A) chi servono le banche?
La prossima volta che vado in banca e l'omino dei soldi si ostina a propormi fondi di investimento (errore che ho fatto cinque anni fa e che non rifarò più, dopo aver letto due o tre cosine su di loro...) gli risponderò che lui deve comprarmi solo bot. E pronti contro termine. E se mi chiede come mai, gli risponderò così: "Le banche non devono far guadagnare i risparmiatori, ma i propri azionisti. Dunque devono far guadagnare i risparmiatori solo quel tanto sufficiente ad ottenere la loro fiducia, e poter così continuare a far guadagnare gli azionisti".

Non ci avevo mai pensato. Mi ha aperto gli occhi un signore anziano che ha evidenti disturbi della personalità. Si chiama Francesco Cossiga, ed è intervenuto sul crac Parmalat ad una trasmissione inguardabile con un signore pieno di nei che stava fra due file di divani mentre altri parlavano. Il signore anziano, forte del fatto che per qualche strano motivo pareva potersi permettere di dire qualunque cosa senza che nessuno osasse intervenire insultandolo, come si fa di solito in tv, ha detto questa cosa molto semplice. E ha aggiunto che la verità è malvagia, ma in regime di capitalismo le cose stanno così, quindi smettiamola di dire che le banche devono fare gli interessi dei risparmiatori.

Ehi, gente, sveglia: diceva a voi! ¤

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01 febbraio

Raiot non diffamò
La Procura di Milano ha archiviato la querela di Mediaset contro Raiot, il programma di Sabina Guzzanti, perché non solo non ci sono gli estremi della diffamazione: le cose dette dalla Guzzanti in trasmissione sono oggettivamente vere. Ad esempio, che dal '94 Rete4 è abusiva lo ha stabilito una sentenza della Corte Costituzionale. Che la legge Gasparri sia stata redatta da collaboratori vicini a Mediaset è confermato da interviste di Confalonieri. E così via.

Giova ricordare che Raitre ha chiuso la trasmissione ufficialmente proprio in seguito alla querela di Mediaset. Dunque basta una querela, anche infondata, per affossare una trasmissione sgradita. Mino Fuccillo scrive oggi sul Piccolo che la censura nasce, più che da telefonate dirette del "capo", da funzionari zelanti che legano la loro possibilità di carriera al dimostrarsi "affidabili". In Rai da tempo non c'è esigenza stringente di risultati di mercato (a differenza di Mediaset, dove Gialappa's e altri si permettono di dire anche cose sgradite - entro certi limiti, comunque - perché fanno audience). In Rai, dove tutto è lottizzato, è evidente che al primo posto viene l'esigenza di mostrarsi affidabili e fedeli al capo. Così scrive Fuccillo.

La verità esige il contraddittorio? La dichiarazione più contorta sul caso è però di Michele Bonatesta (AN). Secondo cui, se la Guzzanti diceva cose vere è ancora più grave, perché in quel caso faceva informazione, e non satira (?), e allora la trasmissione doveva concedere il diritto di contraddittorio. Cioè, se qualcuno dice la verità deve consentire un contraddittorio, dove, si presume, giusto per contraddire, qualcuno deve essere chiamato a dire il contrario della verità? Abbiamo capito bene? Siamo sicuri che Bonatesta si sia ascoltato, mentre parlava?

Marcello Veneziani, da buon filosofo, invece, filosofeggia: "è prematuro dedurre un giudizio. Inoltre non dimentichiamo che questa storia del programma chiuso dalla Rai non è esatta: la Rai chiese agli autori di far vedere prima le puntate. Ma sulla richiesta non c'è stata disponibilità della produzione di Raiot". Insomma, veri e propri ragazzacci, questi di Raiot. E' un vero peccato che nel contratto originariamente firmato con i produttori di Raiot questa visione preventiva non fosse... preventivata. Come mai ci si è pensato solo dopo la prima puntata?... ¤

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