I dati del Covid-19 per il Friuli Venezia Giulia al 19 marzo 2020

Niente vignette, faccio una prova di elaborazione dei dati della protezione civile, per la mia regione, visto che non trovo da nessuna parte la serie storica per la mia regione.

In sintesi:

  1. La regione FVG a regime ha 29 posti di terapia intensiva, e al 19 marzo è satura: tutti pieni
  2. Dicono che verranno portati a 94, e fino a 155 con presìdi dello Stato. Non è chiaro in che tempi, se sono già attivi questi posti in eccedenza, eccetera.
  3. Il ritmo di crescita delle terapie intensive appare molto più lento della crescita dei positivi, ma è probabile che in realtà sia il numero dei positivi a essere in ritardo, e dunque impreciso
  4. Inoltre è probabile che la crescita delle terapie intensive sia in qualche modo rallentata dalla mancanza di disponibilità. Cioè, che vengano ritardati o curati altrimenti anche pazienti che magari in condizioni normali finirebbero in intensiva, ma questa è solo una mia supposizione, per spiegare un andamento ancora relativamente lento.
  5. Di fatto, comunque, siamo già in emergenza a neanche due settimane dalle restrizioni più rigide, e a 3 settimane dalla chiusura delle scuole.
  6. Considerato che la malattia impiega circa una settimana a manifestarsi, e da quel momento ha un tempo mediano di guarigione di 21 giorni, direi che c’è da aspettarsi un picco in regione per la prossima settimana/inizio aprile, prima di poter valutare l’eventuale efficacia delle misure restrittive.
  7. Una volta raggiunto il picco, la decrescita dovrebbe essere lenta: per primi lasceranno le terapie intensive quelli che guariscono in fretta (o, purtroppo, i deceduti), e ci sarà una certa quantità di pazienti che impiegano anche più di 3 settimane. Quindi sul piano delle strutture sanitarie è probabile che l’emergenza duri quasi tutto aprile anche se le misure funzionassero.
  8. Se poi le misure restrittive non funzionassero… be’, sarà un maggio caldo, purtroppo.

Esce il mio nuovo libro con Antonucci e Fabbri

I classici di solito si citano senza averli letti. Nel caso della “Fattoria degli animali” di George Orwell, ho avuto un colpo di fortuna – forse un segno dal destino: è uno dei libri che ho effettivamente letto, e in precoce età. Un’età compresa tra i “gialli dei ragazzi” e il Pompeo di Andrea Pazienza, diciamo. Sarò stato alle medie, o forse ai primi anni delle superiori. Ed è un libro che non solo ho letto, ma ho persino finito (il terzo diritto del lettore di Pennac io me lo sono sempre preso senza sensi di colpa, e anzi ho tirato un sospiro di sollievo quando è stato finalmente sancito nero su bianco).

Non posso dire lo stesso di molti altri classici. Ed è perciò particolarmente sorprendente – forse ho avuto un colpo di fortuna, o diciamo un segno dal destino – che ci siamo trovati immersi, con Stefano Antonucci e Daniele Fabbri, proprio nell’insperata ed entusiasmante realizzazione di un libro a fumetti ispirato a questo folgorante classico.

Disegnarlo non è stato solo bello: è stato liberatorio. Ha liberato una serie di atmosfere che – lo so, perché c’ero – vengono proprio dal me dodicenne, o quattordicenne. E vengono direttamente dalla mia visione della visione di Orwell. Ma non è Orwell: è la rilettura fatta con Stefano e Daniele. Eccome, se lo è. E ogni volta che lo rileggo mi sorprende e diverte come se fosse un libro nuovo, ma familiare.

Un giorno (non ora) racconteremo con quale idea ci eravamo avvicinati a questa evidentemente incosciente impresa, e la potremo confrontare assieme con questa fiaba nera che ne è invece uscita. Una fiaba per adulti, ma in realtà leggibile credo anche da chi ha appena smesso i gialli dei ragazzi, se ancora esistessero i gialli dei ragazzi. O deve ancora vivere il Pompeo di Pazienza. Ed è uscita così, quella rilettura, proprio perché quel classico stava in fondo ai miei ricordi, indistinto nei passaggi di trama (chi mai ricorda le trame?), ma nitido nelle capanne della fattoria, nelle atmosfere innevate, nei maiali sguaiati e sfatti. Nelle scritte sul legno delle facciate.

Questo libro è un colpo di fortuna. Sono contento di averlo realizzato, e di averlo realizzato così. Parla di tante cose. Parla proprio delle cose di cui si deve parlare. Alcune sembra che le conosciamo tutti, altre stanno più in fondo, forse in fondo alla nostra incoscienza, o nei ricordi di quando eravamo più sinceri. C’è stato un momento in cui lo eravamo tutti, questo è sicuro. Forse.

Esce il 5 marzo. Non vedo l’ora di averlo fra le mani: era tanto che non ero dodicenne.